La sessione di questo pomeriggio è dedicata al tempo.
Tempo che interviene come fattore decisivo quando si tratta di prendere una decisione.
Propongo allora un estratto dal libro “Il piccolo principe“, nello specifico quel passo in cui il protagonista riflette su ciò che non ha capito se non in quel momento.
I bambini leggono, in ordine sparso, la parola o la frase che li ha colpiti maggiormente e molti di loro si soffermano sulla frase finale.
La seconda parte del laboratorio è dedicata alla formulazione di domande che nascono dal teso, ma che non devono necessariamente essere domande di comprensione del testo stesso. Nella P4C infatti, i testi sono semplicemente stimoli per il dialogo e il loro compito è risvegliare la curiosità, il domandare, la meraviglia che porta a guardare con occhi sempre nuovi al mondo.
Due gruppi formulano domande complementari: “C’è qualcosa che hai fatto quando eri piccolo di cui ti penti?” e “C’è qualcosa che facevi quando eri piccolo che vorresti rifare?”.
Prende avvio la riflessione e il dialogo si fa molto animato.
Affiorano aneddoti, ricordi e da ciascuno cerchiamo di trarre un insegnamento che possa aiutare ad essere più saggi e a prendere decisioni più ponderate.
A questo punto il focus si sposta sulla percezione di sé: cosa proviamo se ripensiamo a noi stessi da bambini? In cosa siamo cambiati e in cosa siamo rimasti gli stessi? Come possiamo dire di essere ancora “noi” se il corpo è così diverso da quando eravamo neonati?
É il tema dell’identità e naturalmente si applica anche nella proiezione al futuro.
Emergono quindi ipotesi su chi diventeremo, cosa faremo, come saremo e come ci piacerebbe essere.
E scopro che i bambini hanno le idee molto chiare rispetto alle caratteristiche degli adulti.
Sembra infatti che gli adulti siano responsabili, attenti alle esigenze di chi sta loro a cuore, a volte saggi, molto spesso stressati e carichi di impegni e di pensieri che affollano la mente. Secondo alcuni sono guerrieri, nel senso che fanno la guerra, secondo altri lo sono perché vogliono proteggere i propri cari o perché a volte devono combattere contro le difficoltà della vita.
Un alunno poi chiede a me come io veda i bambini, ma questa sarebbe una sessione diversa e ritorno a loro, alle loro idee, che vorrei plasmassero in autonomia, liberi dai condizionamenti e dalle aspettative.
In fondo, fare filosofia è proprio coltivare la libertà di pensare e di essere, riprendersi il diritto di esplorare il mondo e di dire come lo vediamo e costruire un’esistenza che sia lo specchio della nostra, personale, prospettiva sulla realtà.
Con gioia, Valeria