Qualche notte fa ho fatto un sogno. Ho sognato di essere inseguita dalla morte.
Mi è apparsa come da iconografia classica ed era decisa a prendermi.
Nel sogno avrò avuto circa dieci anni e, spaventata, ho iniziato a correre in direzione opposta a quella della Morte, nascondendomi nei boschi e correndo più veloce che potessi.
Ad un certo punto il sogno è ripartito. É ricominciato esattamente dall’inizio_ stessa ambientazione, stessa posizione della Morte e stessa dinamica da parte mia, fino a quando, mentre ancora una volta correvo nel bosco, mi sono voltata e ho visto che ad inseguirmi non era più Lei, ma due persone: due giovani genitori che volevano adottarmi. A quel punto, ho realizzato che non avevano cattive intenzioni, ma solo tanto amore da offrirmi. E lì il sogno è ripartito per la terza volta. Stesse scene iniziali, ma evoluzione diversa. Una volta iniziato a correre, mi sono ritrovata nel giardino della mia casa d’infanzia e mi sono resa conto che stavo giocando a nascondino con le mie amichette. Mi sentivo al sicuro e, pur continuando a nascondermi, ero cosciente che si trattasse di un contesto sicuro.
Il sogno proseguiva poi con altri dettagli che ricordavo molto bene al risveglio e con una parola che è apparsa chiaramente alla fine del sogno stesso e che mi è rimasta impressa per tutto il resto del giorno.
Mi capita abbastanza frequentemente di sognare e in alcune occasioni, come questa, riconosco che il mio inconscio sta elaborando.
La morte è la trasformazione ela corsa è la fuga dettata dalla paura. Ma la morte non ha cattive intenzioni: ti insegue per aiutarti a cambiare strada. Ti chiede di uscire dalla comfort zone e, per trovare il coraggio di farlo, quello che il mio inconscio suggeriva, è rintanarmi nel bosco, il simbolo della natura selavaggia e, di riflesso, della parte di noi che è più vicina al Sacro.
Nel sogno, il bosco era il mio luogo sicuro, un luogo a me familiare, in cui trovare le risposte e la sicurezza.
La parola che ho visto così nitidamente era un termine di cui (almeno razionalmente) ignoravo il significato. Ma, appena ho capito cosa signficasse, sono rimasta sbalordita nel riconoscervi la mia più grande paura.
La paura, in questo caso, è fondata, è il timore di qualcosa che realmente potrebbe accadere e, probabilmente, ciò che da “sveglia” cerco di non vedere, nel sogno mi si è presentato.
L’invito che ho colto è quello di smettere di ignorare ciò che temo e di osservarlo, per riuscire così a prendere in mano la situazione e ad attivare le risorse che so di avere e che mi permetteranno di attraversare la difficoltà e di uscirne vittoriosa.
Spesso si dice che le paure siano irrazionali e che sia sufficiente dissolverle: purtroppo in alcuni casi questo si traduce nel “fare finta di nulla” e ignorare il pericolo.
L’esperienza mi ha invece insegnato che molto spesso il timore è fondato e il punto è riconoscere nella paura stessa un campanello di allarme che ci invita a trovare dentro di noi la forza per attraversare il buio, andando incontro alla Morte fino a che, proprio da questo movimento, nasce la soluzione.
Ho scelto di condividere questo sogno perché credo che spesso ci sia molta confusione quando si parla di paure e perchè sono convinta che proprio nel guardare ciò che temiamo possiamo trovare la via per sprigionare risorse e potenzialità che ci permettono di morire a noi stessi e rinascere più forti e consapevoli.
Non a caso, nella terza fase, il contesto era ludico e non più temibile.
Con affetto, Valeria